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Priverno: cenni storici

Il castello di San Martino

L'abbazia di Fossanova

La scultura monumentale

Priverno: cenni storici"

La città di Priverno, posta sulla sommità di una collina delle prime propaggini dei Monti Lepini che si affacciano sulla pianura pontina, ha origini molto remote.

La presenza umana nel suo territorio è attestata fin dalla media età del Bronzo, ma il suo ingresso nella storia risale alla metà del IV secolo a. C., quando appare fra i centri volsci che opponevano resistenza all'espansione romana nel Lazio.

La conquista definitiva della città da parte dei Romani, avvenuta nel 329 (o 341) a. C., fu seguita dalla sua distruzione. Più tardi gli stessi Romani fondarono la nuova città, situandola nella valle dell'Amaseno, di virgiliana memoria insieme alla mitica Camilla regina dei Volsci, in un posto strategico che permetteva il controllo del nodo stradale che congiungeva, come ora, l'entroterra della valle del Sacco e della valle del Liri con la zona costiera pontina.

Gli importanti ritrovamentiarcheologici della colonia romana di Privernum testimoniano di un certo benessere economico e di un elevato livello culturale.

La città della pianura scomparve probabilmente nella seconda metà del IX secolo, durante una delle feroci incursioni saracene che in quel periodo devastarono tutto il Lazio.

E' tradizione corrente che allora gli abitanti fuggiaschi si rifugiarono sulle colline circostanti dando origine ai numerosi paesi che tuttora vi si vedono, inclusa l'attuale Priverno.

In effetti le testimonianze architettoniche più antiche di questo nuovo centro possono risalire al IX-X secolo, ma la città prese forma definitiva, ancora tipica del centro storico, sul finire del XII secolo e nel XIII, quando risorse dall'incendio del 1159.

La semplice architettura di tutto il centro storico è caratterizzata dalle forme ogivali importanti dell'Abbazia di Fossanova (che si stava costruendo in puro stile borgognone) la cui chiesa fu consacrata da Innocenzo III, nel 1208.

Priverno ha goduto sempre di un certo prestigio sociale in questo angolo del Lazio meridionale.

E' stata diocesi quando si trovava ancora in pianura almeno fin dal VIII secolo e col sorgere del nuovo centro medievale seppe mantenere l'indipendenza erigendosi a comune libero in un contesto territoriale dominato dalle grandi signorie locali, come i Caetani, i Conti di Ceccano ed i Frangipane.

Con l'unità d'Italia la città perse quell'antico prestigio per entrare a far parte del grande anonimato della nascente Nazione.

Priverno può inorgoglirsi di avere nel suo territorio la stupenda Abbazia di Fossanova e di aver conservato decorosamente il centro storico con la tipica architettura ogivale ed i suoi monumenti fra i quali si distinguono il Palazzo Comunale (XIII sec.), la Cattedrale (XII sec.),S. Benedetto (IX-X sec.), S. Giovanni (XI-XII sec.), S. Antonio Abate (XIV sec.) ed altri ancora per i quali hanno lavorato maestranze locali lasciando affreschi e decorazioni scultoree di grande interesse.

Attualmente la città ha ripreso quel posto notevole goduto nel passato ed anche se non fa parte dei grandi itinerari turistici offre piacevoli scoperte al cultore del bello, mentre notevoli sforzi si stanno compiendo per recuperare e restaurare significative aree del centro storico e del suo territorio.

(Edmondo Angelini)

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Il castello di San Martino: (Palazzo Tolomeo Gallio)

Le origini del Palazzo Tolomeo Gallio non sono ancora del tutto conosciute,ma un intero fascicolo (conservato nell'ex Archivio della Curia Vescovile di Priverno) sui litigi insorti per la sua proprietà fornisce abbondanti informazioni che permettono di seguirne l'evoluzione fino ai tempi recenti.

Il Cardinale Tolomeo Gallio, di origine comasca, si interessò a S. Martino dopo essersi affermato come segretario personale del Pontefice Pio IV. Quindi, nel 1565, non gli fu difficile ottenere in enfiteusi perpetua dal vescovo F. Beltramini due appezzamenti di terreno appartenenti alla mensa vescovile di Terracina, siti nel territorio di Priverno, in contrada S. Martino. Vi si trovavano alcuni casolari e i ruderi di una chiesetta, dedicata proprio a S. Martino, che scomparvero quando il cardinale decise di erigere il palazzo.
L'edificio chiamato "Palazzo" nelle fonti, fu costruito fra il 1565 e il 1569.

Il Pontefice Sisto V, di passaggio per recarsi a Terracina dove doveva visitare i lavori del porto, vi soggiornò nel 1589.

Nel 1597 il Cardinale Tolomeo Gallio donò ai Camaldolesi l'edificio e la tenuta circostante, a condizione di realizzare nel palazzo una chiesa da dedicare a S. Martino ed un monastero dove avrebbero dovuto risiedere stabilmente dieci monaci.

I Camaldolesi ben presto ebbero problemi con il Comune di Priverno per alcuni usi civici goduti dai privernati in quei terreni acquistati dal Gallio.

Nel 1652 il Pontefice Innocenzo X soppresse tutte le piccole comunità monastiche: fra queste vi fu quella di S. Martino che scomparve per sempre dal luogo.
Il forzato abbandono di S. Martino da parte dei monaci provocò una lunga serie di controversie tra i duchi di Alvito (eredi del Gallio) ed il vescovo pro tempore della diocesi di Terracina, entrambi pretendenti alla tenuta di S. Martino.

Dopo secoli di controversie, segnati da alternate vicende, sul finire del XIX secolo i principi Borghese, già proprietari della tenuta di Fossanova, giunsero in possesso di S. Martino. L'immensa proprietà dei Borghese si dileguò nel giro di pochi decenni e le tenute furono acquistate dalla famiglia Di Stefano nel 1914.

Per lungo tempo i prati e i boschi circostanti il palazzo di S. Martino sono stati aperti a tutti particolarmente il lunedì di Pasqua, per festeggiarvi la "Pasquetta", ma l'inciviltà dei visitatori ha costretto i proprietari ad impedire l'accesso al pubblico.

Il palazzo, di pianta quadrata, ha l'ingresso nella facciata nord-ovest. Ai quattro angoli si innalzano agili torri che superano i due piani dell'edificio con un attico avente una bifora ad archi a tutto sesto per ogni lato. Le torri, come i muri perimetrali dell'edificio, riposano su basi con pareti fortemente rastremate, che insieme alla serie di poderosi contrafforti danno all'insieme quel carattere sancito con l'attuale denominazione di "castello". 

Un portone in opera bagnata, sormontato dallo stemma della famiglia Borghese e da un balcone, introduce ad un vasto cortile aggraziato da un portico a tre campate. Un pozzo si trova nell'angolo sud del cortile. A sinistra dell'androne vi è la cappella dedicata a S. Martino. A destra del porticato si trova la scala che conduce al piano superiore e agli scantinati.

Gli elementi architettonici (archi, finestre, porte) sono sottolineati da elementi in calcare locale semplicemente squadrati, mentre tutto il resto delle superfici è intonacato. L'insieme del palazzo si presenta con una grande severità di forme cui non risulta estranea l'influenza di edifici medievali che si manifesta particolarmente nelle quattro torri angolari e nella rastremazione dei muri del piano terra.

(Bibliografia: E. Angelini, "Patrimonio Gallio: La tenuta di S. Martino in Priverno")

Acquistato dal Comune e riportato all'antico splendore è oggi centro convegni e corsi di aggiornamento.

L'area circostante, di circa 33 ettari, è utilizzata come parco ed è sempre aperta al pubblico anche per visite guidate.

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